Tana
Branding per un wine & listening bar
- Brand
- Tana
- Anno
- 2026
- Discipline
- Brand identity
- Art direction
- Motion design
Tana è un wine & listening bar: dalle sei si sta al banco col vino al bicchiere, dalle nove si ascolta un disco intero. Ne ho fatto il branding completo: nome, segno, locale, oggetti, lancio, sito e brand book.
Due tempi, una sera
Tana nasce per bere bene senza la liturgia dell'enoteca, e per sentire la musica come si deve, non come sottofondo. Il suo pubblico ha fra i 25 e i 50 anni, è curioso di vino, di musica e di design, e arriva col maglione e le sneakers di una sera qualunque.
Il banco e l'ascolto stanno in ogni pezzo del marchio: con il solo banco Tana sarebbe un wine bar come gli altri, con il solo ascolto una sala da concerto.
Il nome e chi c'è
La tana è il rifugio, ed è quella del nascondino: «tana libera tutti». Il logo è TANA in lettere ritagliate a forbice, coi lati che ondeggiano appena: il calore viene dalla mano, non dal colore.
Accanto al logo vive «chi c'è», una cupola scura con due occhi che sbuca sempre dal bordo basso. È il profilo sui social, sta sulle etichette e sui sottobicchieri, e si muove: arriva, legge la carta, ascolta un disco, fa l'occhiolino. L'ho animato come carta ritagliata.
I colori e i caratteri
I colori sono quattro. Il granato prende le superfici grandi, l'insegna e i poster; l'inchiostro disegna il logo e il buio della tana; il sughero fa da carta; la salvia sta solo sul vino bianco. Il granato è un rosso bruno e scuro, lontano dal rosso acceso delle insegne da trattoria.
Tre caratteri, ognuno col suo lavoro: Avara per una parola o un numero, Gambetta per il nome del vino e del disco della sera, Suisse per tutto il resto.
Il locale
Il locale è fatto di due stanze in fila, come le due parti della sera. Davanti c'è il banco, sotto una volta a botte in calce color miele, col bancone d'acciaio spazzolato e una panca granato. Un arco di pietra serena porta alla sala d'ascolto, con le pareti di legno fino alle volte, un tavolo lungo e il centro libero.
In fondo alla sala la console sta fra due casse a tromba d'acciaio, davanti alla parete dei dischi. Le luci sono basse e soffuse, come in una casa. Da fuori il locale si riconosce dall'insegna in smalto su lamiera sopra l'arco del portone, illuminata da un faretto.
Al banco
Al banco Tana si riconosce dagli oggetti: il calice col logo sabbiato nel vetro, il sottobicchiere in cartone pressato con chi c'è, la carta dei vini lunga e stretta, il tappo col collarino, il grembiule e la cancelleria. Da portare via ci sono la tote granato, con scritto «ultimo giro, giuro», e la shopper per le bottiglie.
Il vino della casa
Il rosso e il bianco della casa hanno l'etichetta a pila, «ro/sso» e «bian/co», senza annata. Le parole sono grandi anche per chi non distingue il rosso dal verde: sulla bottiglia il colore da solo non basterebbe.
La serata d'ascolto
La serata d'ascolto ha la sua locandina A3: un titolo di una parola e la foto dentro la sagoma di chi c'è. Intorno ci sono il disco «sessions», le storie, la playlist della sera, il pass da tenere nel telefono e le foto della sera su Instagram: l'amplificatore, il quaderno delle richieste, il disco portato al banco.
Prima dell'apertura, in piazza
Prima dell'apertura chi c'è diventa una cabina d'ascolto, grande quanto una cabina telefonica, e va in piazza: lamiera granato, il logo in testa, chi c'è sul fianco e una tenda di velluto al posto della porta. Dentro, fra pareti di sughero, si ascolta in piedi alla console d'acciaio, con le cuffie fissate al giradischi.
Si prenota un turno, e ogni settimana la cabina cambia piazza; il giorno dell'apertura sta davanti alla porta del locale. È un pop-up, fatto di pannelli leggeri che si montano e si tolgono facilmente.
Foto della piazza: Mr Allan Parsons, Flickr, CC BY 2.0
Il sito
Il sito segue la sera. In apertura due foto del locale, il banco alle 18 e la console alle 21, e TANA a tutta larghezza. Sotto, tre fasce di colore: alle 18 si apre, alle 21 si ascolta, all'una l'ultimo giro. In fondo chi c'è si siede sul nome e saluta: «Ci vediamo al banco.»

Il brand book
Tutto questo sta in un brand book di 49 pagine: chi è Tana, il logo e chi c'è, i colori, i caratteri, come parla e le applicazioni, con le misure da chiedere ai fornitori. È scritto perché il locale si possa aprire anche in un'altra città, senza di me.